Sua sorella stava per esibirsi. Lei voleva vederla fallire

Ginevra ed Elisa.
Sorelle.
Gemelle.
Che non potrebbero essere più diverse.
Ginevra ha grandi occhi azzurri, lunghi capelli castani, sguardo accattivante. Si muove nel mondo sicura e appena sfrontata, certa del suo successo.
Elisa è meno alta, ha lo sguardo fisso a terra o perso nelle nuvole, spesso porta un libro sotto il braccio e l’aria di non saper bene cosa debba fare.
Ginevra ha tanti amici, inviti, occasioni di uscire e incontrare nuove persone.
Elisa si ritrova sempre con le stesse tre, quattro compagne che conosce fin dai primissimi anni di scuola. Persone di cui si fida, simili a lei. Ragazze con cui non deve sforzarsi più di tanto.
A scuola Ginevra fa fatica, non le piace studiare e forse inizia a far capolino una difficoltà negli apprendimenti. Ma del resto, il mondo è talmente ricco e interessante che il tempo passato con il naso su un libro le sembra davvero sprecato.
Anche Elisa fatica a comprendere, a memorizzare. Ma vuole riuscire, le piacciono i bei voti e i complimenti dei professori. Trascorre interi pomeriggi a fare i compiti.
Spesso, a casa, tra le due c’è tensione. Discussioni, incomprensioni, rimproveri, a volte vere e proprie offese. La mamma alza spesso gli occhi al cielo, il papà ritiene tutto normale per due adolescenti che vivono sotto lo stesso tetto e rassicura la moglie dicendole che presto tutto passerà.
Intanto, però, ognuna soffre, anche se a suo modo. Ciascuna vorrebbe che l’altra la comprendesse e che fosse un po’ più simile a lei.
Entrambe partecipano ai laboratori di Teatro Ragazzi condotti da me, ma in momenti diversi e con gruppi differenti. Finché arrivano i giorni tanto attesi dei due spettacoli, nei quali ciascuna sarà spettatrice della performance dell’altra.
«Non vedo l’ora di vedere l’insuccesso di Elisa», afferma Ginevra a voce alta, poco dopo avermi salutata, il pomeriggio in cui sta per andare in scena la performance di sua sorella.
Potrei scandalizzarmi alle sue parole e rimproverarla. Potrei far finta di niente e prendere il tutto come uno scherzo, anche se di cattivo gusto. Potrei fare un intervento educativo, ricordandole che sta parlando della sua gemella e che bisogna sempre voler bene ai parenti. Ma decido di non fare nulla di tutto questo e semplicemente di rispondere con una frase che la disorienta: «Pensa, lei invece ieri era felicissima di assistere al tuo talento. Non smetteva di battere le mani e verificare se anche il resto del pubblico ti stesse applaudendo».
Questa frase la spiazza. Ginevra non dice nemmeno una parola.
La osservo durante la performance: è seduta accanto a me. Mi sembra che osservi tutto il lavoro, e soprattutto Elisa, forse con occhi nuovi.
Be’, non mi aspetto certo che questo piccolo episodio sia sufficiente ad appianare i contrasti fra le due. Ma che ci sia un nuovo sguardo, un nuovo approccio, mi sembra già un grande risultato.

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