Perché i bambini danno il meglio quando qualcuno li guarda
Perché dovrei sforzarmi a fare bene una cosa se nessuno la vede? Se nessuno se ne accorge? Se nessuno mi guarda?
Desideriamo l’approvazione, il riconoscimento, l’applauso degli altri ogni qualvolta ci troviamo a compiere qualcosa che esula dalle nostre azioni quotidiane. E questo accade ancor più con l’età evolutiva.
Ecco quindi il figlio che si aspetta i ringraziamenti della mamma perché ha stirato una montagna di vestiti.
Ecco la figlia orgogliosa che comunica ai genitori l’aver preso il massimo dei voti all’esame dell’università.
Ecco il piccolino di casa, felice di aver imparato ad andare in bicicletta senza rotelle, che si aspetta complimenti e felicitazioni dall’intera famiglia, nonni compresi.
Il pubblico, dunque. Quant’è importante.
Non smetto quindi di osservare i miei allievi quel martedì pomeriggio, subito dopo aver chiesto loro di effettuare camminate nello spazio in maniera assolutamente non convenzionale.
Qualcuno è imbarazzato, qualcun altro ride sotto i baffi, altri ancora affermano di non averlo mai fatto e comunicano dubbi sull’essere in grado di riuscire…
Non smetto di guardarli e rimandare, con la mia presenza attenta e sicura, l’estrema fiducia che ciascuno di loro è perfettamente in grado di apprendere, sperimentare e perché no, approfittarne per divertirsi con un nuovo schema motorio.
L’insegnante di classe mi si avvicina, chiede la mia attenzione per una questione burocratica. L’ascolto e le rispondo ma non smetto di mantenere lo sguardo sui miei ragazzi.
So bene che tanti di loro, potrei anche dire tutti, daranno il meglio di sé anche perché sanno che io li guardo. Percepiscono che il loro sforzo, la loro performance, non va persa.
Qualcuno la osserva e se ne rallegra, tanto da rimandare un attimo dopo sinceri complimenti e congratulazioni a ciascuno.
Ed è proprio in questo modo che usciranno talenti inaspettati, fioriranno energie potenti e si apriranno nuove strade.
Perché il riconoscimento di chi ci guida e ci accompagna nel percorso è fondamentale, non è uno spettatore qualsiasi.
Ma è anche vero che ciascuno tira fuori il meglio di sé quando sa di avere un pubblico. Un pubblico non giudicante ma attento, complice, vigile, interessato a ogni piccola o grande performance che avviene sotto i suoi occhi.
Perché il teatro (ma forse potremmo dire l’intera esistenza) è una cosa che si fa in due. Attore e spettatore, fin dall’inizio.
Desideriamo l’approvazione, il riconoscimento, l’applauso degli altri ogni qualvolta ci troviamo a compiere qualcosa che esula dalle nostre azioni quotidiane. E questo accade ancor più con l’età evolutiva.
Ecco quindi il figlio che si aspetta i ringraziamenti della mamma perché ha stirato una montagna di vestiti.
Ecco la figlia orgogliosa che comunica ai genitori l’aver preso il massimo dei voti all’esame dell’università.
Ecco il piccolino di casa, felice di aver imparato ad andare in bicicletta senza rotelle, che si aspetta complimenti e felicitazioni dall’intera famiglia, nonni compresi.
Il pubblico, dunque. Quant’è importante.
Non smetto quindi di osservare i miei allievi quel martedì pomeriggio, subito dopo aver chiesto loro di effettuare camminate nello spazio in maniera assolutamente non convenzionale.
Qualcuno è imbarazzato, qualcun altro ride sotto i baffi, altri ancora affermano di non averlo mai fatto e comunicano dubbi sull’essere in grado di riuscire…
Non smetto di guardarli e rimandare, con la mia presenza attenta e sicura, l’estrema fiducia che ciascuno di loro è perfettamente in grado di apprendere, sperimentare e perché no, approfittarne per divertirsi con un nuovo schema motorio.
L’insegnante di classe mi si avvicina, chiede la mia attenzione per una questione burocratica. L’ascolto e le rispondo ma non smetto di mantenere lo sguardo sui miei ragazzi.
So bene che tanti di loro, potrei anche dire tutti, daranno il meglio di sé anche perché sanno che io li guardo. Percepiscono che il loro sforzo, la loro performance, non va persa.
Qualcuno la osserva e se ne rallegra, tanto da rimandare un attimo dopo sinceri complimenti e congratulazioni a ciascuno.
Ed è proprio in questo modo che usciranno talenti inaspettati, fioriranno energie potenti e si apriranno nuove strade.
Perché il riconoscimento di chi ci guida e ci accompagna nel percorso è fondamentale, non è uno spettatore qualsiasi.
Ma è anche vero che ciascuno tira fuori il meglio di sé quando sa di avere un pubblico. Un pubblico non giudicante ma attento, complice, vigile, interessato a ogni piccola o grande performance che avviene sotto i suoi occhi.
Perché il teatro (ma forse potremmo dire l’intera esistenza) è una cosa che si fa in due. Attore e spettatore, fin dall’inizio.
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